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Piazza San Sepolcro e Piazzale Loreto, a Milano, sono rispettivamente i luoghi di partenza e di arrivo di questo schematico percorso che prova a raccontare la storia del Fascismo e del Mussolinismo in Italia, attraverso i suoi momenti più significativi, scanditi anno per anno. Senza alcuna pretesa di esaustività, gli accadimenti indicati – preceduti dalla data, dal luogo e, qualche volta, dall’orario di riferimento – riguardano i maggiori provvedimenti di politica interna, estera, economica e culturale attraverso i quali Mussolini, «eccitatore delle stesse violenze di cui si presenta moderatore», può assicurarsi il pieno manifestarsi della sua personalità “duplex” – secondo l’espressione di Emilio Gentile – agendo contemporaneamente come capo del fascismo e come Mussolini e occultando, dunque, l’illegalità della violenza fascista con la legalità della forma.
Gli aspetti che hanno contraddistinto complessivamente un intero anno o quei fattori esterni alla politica italiana che ne hanno influenzato irrimediabilmente il suo svolgersi trovano il loro spazio nella scrittura posta a cornice delle singole colonne. Le fasce orizzontali indicano eventi e/o aspetti che hanno caratterizzato, invece, un arco temporale superiore all’annualità. Una parola chiave o una breve espressione affiancate all’anno, infine, ne rappresentano il resoconto.
Alcune “finestre” interrompono graficamente la narrazione e ospitano opinioni di interpreti o di spettatori delle vicende di regime. La testimonianza di Henri Bérard, del 1929, segna simbolicamente il momento spartiacque della storia del fascismo e del presente lavoro. L’espressione, «Mussolini è dappertutto in nome e in effigie», che racconta l’onnipresenza del duce in ogni aspetto anche della vita quotidiana e privata degli italiani, attesta, a questa data, il passaggio da una fase di affermazione e consolidamento del fascismo a quella di completa maturazione e manifestazione della sua dimensione “totalitaria”. Sono tutte italiane le voci prima del 1929 che si fondono quasi in un unico coro volto a raccontare l’antifascismo nazionale; dopo l’anno dei Patti lateranensi, invece, sono soprattutto osservatori stranieri ad intervenire nella narrazione, segno del fatto che, a partire dai primi anni Trenta, l’Italia ha assunto «una posizione in Europa quale mai [è] arrivata prima», secondo le parole di Wiston Churchill, e che Mussolini è, ormai, una figura imprescindibile nei “giri di valzer” della politica internazionale.
Intenzionalmente, solo due testimonianze sono affidate a voci femminili. Prima del 1929, le parole del diario di Camilla Ravera, la donna “più distante” dal duce, che ha il primato della quarantena nelle carceri fasciste, avendo scontato 4795 giorni di prigione, raccontano la reazione parlamentare di fronte alla sparizione e all’uccisione del segretario del Partito socialista unitario, Giacomo Matteotti. Dopo il 1929, con una lettera del 6 gennaio del 1944, la donna “più vicina” al duce, sua figlia Edda Ciano, chiede invano al dittatore della neonata Repubblica sociale italiana che suo marito venga liberato. Le parole delle due donne provano che la violenza, legittimata dal fascismo a sistema di governo e legalizzata attraverso una serie di provvedimenti statutari, non ha risparmiato nessuno. Nemmeno, dopo tutto, colui che ha creduto di non aver creato il fascismo ma di averlo semplicemente tratto dall’inconscio degli italiani. (Sara Carbone)
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