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POSEIDONEANFITRITE

Anfitrite è la regina del mare nella mitologia greca, sposa ufficiale di Poseidone e una delle cinquanta Nereidi. Secondo la tradizione più diffusa (Esiodo) è figlia di Nereo, il “Vecchio del Mare”, e della Oceanina Doride. Secondo altre fonti (Apollodoro) è figlia di Oceano e Teti, e viene considerata sia Nereide sia Oceanina. È la maggiore delle Nereidi e personifica il mare calmo e maestoso in contrasto con le tempeste scatenate da Poseidone.

  §  IL MATRIMONIO DI POSEIDONE 

Poseidone si innamorò di lei, ma Anfitrite non voleva sposarsi e fuggì ai confini del mondo, nascondendosi presso Atlante. Il dio inviò diversi messaggeri a cercarla: fu un delfino, in seguito divinizzato e posto tra le stelle come costellazione del Delfino, a trovarla e a convincerla o a costringerla a tornare. Da quel momento divenne la regina del mare e condivise con Poseidone il grande palazzo d’oro nelle profondità marine.

POSEIDONETEOFANE

Teofane, figlia di Bisalte, re di Tracia era una principessa nota per la sua straordinaria bellezza. Poseidone, dio del mare, si innamorò di lei e, per proteggerla dai numerosi pretendenti che la volevano sposare, la portò sull’isola di Crumissa, dove la trasformò in una pecora per nasconderla. Tuttavia, Poseidone stesso assume la forma di un ariete dorato per unirsi a lei. Dalla loro unione nacque un’ariete dal Vello d’Oro, chiamato Crisomallo. Questo ariete fu poi donato da Ermes a Nefele, moglie di Atamante, e divenne il protagonistadella storia di Frisso ed Elle.

POSEIDONEALIA

Alia, figlia di Talassa, la personificazione del mare, e sorella dei Telchini, esseri mitici di Rodi, spesso descritti come artigiani e maghi marini. Non è una delle amanti più note di Poseidone, ma è centrale nella tradizione mitologica di Rodi. Alia ebbe infatti da Poseidone sei figli maschi e una figlia, Rodo, da cui l’isola di Rodi prese il nome. 

  §  IL MITO PRINCIPALE

Secondo Diodoro Siculo Poseidone, cresciuto e innamoratosi di Alia, sorella dei suoi tutori Telchini, generò con lei i sei figli e Rodo. I giovani, insolenti e arroganti, impediscono ad Afrodite in viaggio da Citera a Cipro di sbarcare a Rodi. Afrodite, offesa, li fa impazzire. In preda alla follia, i sei ragazzi violentano la madre Alia e compiono atti di violenza contro gli abitanti dell’isola. Poseidone, venuto a conoscenza dei fatti, punisce i figli sprofondandoli nelle caverne marine e trasformandoli in demoni, i Demoni orientali o Proseoous. Alia, per la vergogna e il dolore, si getta in mare e ottiene l’immortalità: viene identificata con la dea Leucotea e venerata dagli indigeni di Rodi. Era celebrata con un festival annuale sull’isola. 

POSEIDONEEURIALE

Euriale² figlia di Minosse, re di Creta e Pasifae o, secondo alcune varianti, di altre madri. Non va confusa con Euriale¹ la Gorgone sorella di Medusa figlia di Forco e Ceto.

POSEIDONEDEMETRA

Entrambe divinità olimpiche, tra loro fratello e sorella. Demetra, dea dell’agricoltura, del raccolto, della fertilità della terra e del ciclo delle stagioni. Madre di Persefone.

  §  IL MITO CHE LI COLLEGA

Esiste un mito arcadico tramandato da Pausania e da fonti locali del Peloponneso nel quale i due sono coinvolti in modo diretto. Mentre Demetra era in lutto per il rapimento di Persefone da parte di Ade, Poseidone la desiderò. Per sfuggirgli, Demetra si trasformò in una giumenta e si nascose tra le mandrie di cavalli del re Onkios in Arcadia. Poseidone, però, la riconobbe, si trasformò a sua volta in uno stallone e la raggiunse. Dopo l’episodio, Demetra è descritta come furiosa a volte chiamata Demetra Erinys, “Demetra l’irata”. Demetra si purificò nel fiume Ladone.

Poseidone e Demetra appaiono insieme anche in documenti micenei (tavolette di Pilo), dove i loro nomi risultano collegati in contesti di culto, suggerendo un antico legame tra la terra fertile e il potere del mare/cavalli. 

POSEIDONETIRO

Tiro, principessa tessala, figlia di Salmoneo, re di Elide, e di Alcidice. Sposò in seguito suo zio Creteo, re di Iolco, da cui ebbe tre figli. Prima del matrimonio era innamorata del dio fluviale Enipeo, che però non ricambiava il suo amore.

  §  L’INCONTRO CON POSEIDONE

Tiro andava spesso sulle rive del fiume Enipeo a piangere e a invocare il dio del fiume. Poseidone, colpito dalla sua bellezza, assunse le sembianze di Enipeo. Si unì a Tiro presso la foce del fiume, avvolgendoli in un’immensa onda purpurea a forma di montagna che li nascose. Dopo l’unione le rivelò la propria vera identità, le predisse che avrebbe generato figli gloriosi e le impose di mantenere il segreto. Tiro, temendo ritorsioni o vergogna, espose i neonati su un monte. Furono trovati e allevati da un pastore. Crescendo, i due fratelli scoprirono le proprie origini, tornarono dalla madre e uccisero la matrigna Sidero, seconda moglie di Salmoneo, che aveva maltrattato Tiro.

Il mito è raccontato soprattutto da: Omero (Odissea), Apollodoro (Biblioteca), Igino, Ovidio (con alcune variazioni).

POSEIDONECANACE

Canace, principessa figlia di Eolo¹, re della Tessaglia (figlio di Elleno) e di Enarete, figlia di Deimaco.

  §  DUE VERSIONI DEL MITO

1 Secondo la tradizione più antica, presente in Esiodo e in Apollodoro, Canace fu amata da Poseidone e generò cinque figli. In alcune versioni minori si dice che Poseidone si unì a lei sotto forma di toro.

2. Il mito tragico dell’incesto, versione più famosa in età classica e romana, raccontata da Euripide nella tragedia perduta Eolo e ripresa da Ovidio. Canace ebbe una relazione incestuosa con il fratello Macareo. Dal loro amore nacque un figlio. Quando Eolo scoprì la relazione e il neonato, mandò a Canace una spada ordinandole di uccidersi. Canace si suicidò. Macareo, disperato, si uccise a sua volta o fu ucciso dal padre. In alcune versioni il neonato fu esposto o sbranato dai cani.

Questa versione tragica eclissò quasi completamente quella con Poseidone nella letteratura successiva.

ALTRE UNIONI

Il numero totale delle amanti supera facilmente le ottanta-cento se si considerano tutte le varianti locali e le genealogie minori. Molte relazioni servivano a spiegare l’origine di dinastie reali, città o popoli, ad esempio Atlantide, Feaci, regni di Tessaglia e Messenia.

POSEIDONEETRA

Etra (in greco Αἴθρα, “cielo luminoso”) era una principessa di Trezene, figlia del re Pitteo (a sua volta nipote di Pelope).

  §  Secondo la tradizione più diffusa il re di Atene Egeo, senza eredi, consultò l’oracolo di Delfi e poi si recò a Trezene. Pitteo, interpretando l’oracolo a proprio vantaggio, ubriacò Egeo e lo fece giacere con sua figlia Etra. La stessa notte (o in alcune versioni poco dopo), Etra, ispirata da un sogno di Atena, si recò sull’isola di Sphaeria (o Hiera) per offrire un sacrificio. Là la sorprese Poseidone, che si unì a lei. Da questa doppia unione nacque Teseo. Per questo motivo l’eroe è spesso chiamato figlio sia di Egeo sia di Poseidone: la versione divina serviva a glorificarlo e a legarlo al culto del dio del mare, molto venerato a Trezene. Alcune fonti (come Plutarco) suggeriscono che Pitteo abbia diffuso la storia dell’intervento di Poseidone per dare maggiore prestigio al nipote. Altre versioni insistono invece sul fatto che Poseidone sia effettivamente il padre divino.

POSEIDONECLITO

Clito è una mortale dell’isola di Atlantide, protagonista del mito raccontato da Platone nel dialogo Crizia. Era figlia di Evenore e Leucippe, abitanti autoctoni dell’isola.

  §  Poseidone se ne innamorò e, per proteggerla, trasformò la collina su cui viveva in un luogo inaccessibile: scavò intorno tre anelli concentrici di mare e due di terra, rendendo il centro isolato (all’epoca gli uomini non conoscevano ancora la navigazione). Rese fertile la zona centrale con due sorgenti, una di acqua calda e una di acqua fredda, e costruì un tempio e un palazzo. Da questa unione nacquero dieci figli, cinque coppie di gemelli. Il maggiore, Atlante (Atlas), divenne il sovrano principale e diede il nome all’isola e all’oceano Atlantico. Gli altri: Gadiro (o Eumelo), Anfere, Evemone, Mneseo, Autoctono, Elasippo, Mestore, Azae e Diaprepe. Ognuno di loro governò una delle dieci regioni in cui fu divisa Atlantide. Le leggi di Poseidone erano incise su una lastra di oricalco. Questo è uno dei miti più celebri legati a Poseidone come fondatore di dinastie e regni marini.

POSEIDONEAMIMONE

Amimone era una delle cinquanta Danaidi, figlie di Danao.

  §  Quando Danao e le figlie arrivarono ad Argo, la regione era arida perché Poseidone aveva fatto seccare le sorgenti scontento che il territorio fosse stato assegnato a Era. Danao mandò le figlie a cercare acqua. Amimone, mentre cacciava un cervo, colpì per sbaglio un satiro addormentato, che si svegliò e cercò di violentarla. Poseidone intervenne, scacciò il satiro e si unì ad Amimone. Poi le mostrò le sorgenti di Lerna, da cui nacque il fiume/fonte chiamato Amimone. Dall’unione nacque Nauplio, celebre navigatore e fondatore della città di Nauplia (Nafplio). Amimone è spesso rappresentata nell’arte antica con un’idria (brocca) e in scene di inseguimento o incontro con Poseidone. In alcune versioni è collegata anche al mito delle Danaidi che uccisero i mariti, lei sarebbe stata tra le poche “senza colpa”.

POSEIDONELIBIA

Libia era una principessa egizia, figlia di Epafo (figlio di Zeus e Io) e di Menfi (figlia del Nilo).

  §  Poseidone se ne innamorò e da questa unione nacquero principalmente due figli: Agenore (che divenne re di Fenicia e padre di Europa, Cadmo, Fenice e Cilice); Belo (che restò in Egitto e fu padre di Danao ed Egitto, originatori delle linee delle Danaidi e degli Egittidi). In alcune versioni minori le viene attribuito anche un terzo figlio, Lelego. Libia è l’eponimo dell’antica Libia (il nome greco per gran parte del Nord Africa a ovest dell’Egitto). Il mito serve a collegare genealogicamente le dinastie reali di Egitto, Fenicia e Grecia. È una delle amanti “regali” di Poseidone che danno origine a importanti casate mitiche.

POSEIDONEIFIMEDEA

Ifimedea era una principessa tessala, figlia di Triopa (a sua volta figlio di Poseidone e Canace) e probabilmente di Hiscilla.

•  Fu data in sposa allo zio Aloeo. Si innamorò però di Poseidone: andava spesso sulla riva del mare, raccoglieva l’acqua delle onde e se la versava in grembo, finché il dio rispose al suo desiderio e si unì a lei. Da questa unione nacquero i gemelli giganti Oto ed Efialte, detti Aloadi (dal nome del padre putativo Aloeo). Erano di statura straordinaria: crescevano ogni anno di un cubito in larghezza e una braccia in altezza. A nove anni erano già enormi e tentarono di scalare l’Olimpo ammucchiando i monti Pelio e Ossa uno sull’altro per combattere gli dèi. Ifimedea con Aloeo ebbe anche una figlia, Pancrati (o Pancrato). Madre e figlia furono un tempo rapite da pirati traci durante una festa dionisiaca, ma gli Aloadi le liberarono. Odisseo incontra l’ombra di Ifimedea nell’Ade nell’Odissea. Il suo culto come eroina è attestato in alcune località come Mylasa in Caria.